LA CORRELAZIONE TEMPORALE

E’ accaduto più volte che il pubblico sia stato sorpreso dal crollo clamoroso di grandi banche o dall’improvviso rovescio di fortuna di piccole banche locali. Questi avvenimenti provocano lunghe crisi del credito, che si ripercuotono sulla economia di tutto un paese e suscitano disagio in ogni categoria sociale.

In Italia sono rimaste memorabili le crisi bancarie del 1893, del 1921, del 1933 con la culminazione della creazione dell’IRI che disincagliò le banche mediante il soccorso straordinario dell’istituto di emissione (ndr. banca centrale).

L’analisi storica dei fatti ha documentato che siffatte crisi traggono origine da un errore di condotta in cui le banche incorrono con facilità quando sono lasciate libere di agire esclusivamente secondo il proprio discernimento. L’errore consiste nella illusione di potersi sottrarre alla rigorosa osservanza della correlazione temporale fra le operazioni di impiego e quelle di provvista. Le crisi sopraggiungono quando questa elementare norma di prudenza viene sistematicamente violata.

La storia dei crolli bancari è contrassegnata dall’errore ricorrente di investire i depositi a breve scadenza in operazioni di lunga scadenza.

Una lunga esperienza ha provato che le banche di deposito facilmente soggiaciono alla tentazione di trasformarsi in “banche d’affari”, che assumono con i propri clienti rischi incompatibili con la sicurezza a cui aspira chi deposita denaro in banca.

Giuseppe Di Nardi, 1957 )

LA BANCA DELLE BANCHE

Finché il credito bancario si limita a facilitare la redistribuzione del potere di acquisto da coloro che hanno risparmiato ed hanno accumulato moneta a coloro che, per una qualsiasi ragione hanno bisogno di acquistare in misura maggiore di quanto non consenta la quantità di moneta di cui dispongono in proprio, l’azione delle banche non intacca il valore o potere di acquisto della moneta.

Se però le banche si trovano nella necessità di ricorrere all’istituto di emissione (banca centrale, n.d.r.), perchè hanno bisogno di biglietti (banconote, n.d.r.) con i quali far fronte alle domande di rimborso dei depositi, vuol dire che esse restituiscono con quei biglietti somme di denaro che avrebbero già dovuto incassare da coloro ai quali hanno fatto prestiti.

Questo indizio rivela la mancata corrispondenza nel tempo fra la giacenza dei depositi e la durata delle operazioni di prestito delle banche. Se l’istituto di emissione aiuta le banche e concede ad esse nuovi prestiti di biglietti, esso determina una creazione di nuova moneta senza che vi sia stata una preventiva maggiore produzione di beni. In questo caso il credito bancario ha funzionato come stimolo all’aumento della emissione di moneta e allo svilimento del suo potere di acquisto.

E’ necessario dunque che il credito bancario sia limitato, per impedire che si svilisca il potere di acquisto della moneta, la cui stabilità è garanzia di giustizia distributiva non solo per chi risparmia, ma per la collettività tutta intera che esercita la sua attività economica nel tempo.

( Giuseppe Di Nardi, 1957 )

PERCHE’ LE BANCHE FALLISCONO ?

Perché le banche falliscono?

Molto semplicemente, perché sono sottocapitalizzate.

Quindi la vera domanda diventa: come fa una banca a depauperare il proprio capitale ?

I prestiti sono la principale risorsa nel bilancio di una banca, di conseguenza se questi vanno male hanno il principale impatto negativo sul capitale.

Il 97,5% delle 322 banche Usa che sono fallite tra il 2008 e il 2010 aveva problemi di qualità del credito nei trimestri che precedono la loro chiusura forzata. I crediti problematici sono la causa principale delle perdite delle banche attraverso una diminuzione del margine di interesse e un aumento di valore per perdite di provisioning.

Per le 322 banche fallite, i crediti problematici sono stati accumulati attraverso elevati livelli di crescita organica tali da sacrificare la qualità del credito, l’acquisto di partecipazioni in prestiti rischiosi, e l’avvio di prestiti in nuovi mercati.

Le banche fallite sviluppano anche concentrazioni di crediti nel settore degli immobili commerciali, verso imprese di costruzione e infrastrutture.

Il Texas Ratio ha un forte potere predittivo del fallimento di una banca, e una volta che una banca supera quota 100%, le opportunità di reinserimento sono un mero 5,06%.

Al di fuori del problema della qualità del credito, un’ulteriore causa di depauperamento del capitale, con conseguente chiusura, è rappresentata dalle perdite su titoli di investimento.

Ci sono stati tre esempi fondamentali di “fallimento degli utili“, cioè fallimenti di banche che mostravano qualità dei loro attivi nei trimestri che precedono il fallimento, per cui il capitale è evaporato unicamente a causa della loro perdite di gestione.

I fallimenti per carenza di liquidità, mentre sono presenti nel “settore bancario ombra”, sono abbastanza rari nel settore bancario, assicurato dalla garanzia sui depositi. I pochi esempi fallimenti per carenza di liquidità sono il risultato del regolamento che limita alle banche non ben capitalizzate di rinnovare gli investimenti dei depositi intermediati.

RIFERIMENTI

1. Why Do Banks Fail? Alex J. Cullen, 10/11/2011,  http://ssrn.com/abstract=1957843

IL MOLTIPLICATORE MONETARIO ED IL CONTANTE EMIGRATO EXTRA UE

LA RISERVA OBBLIGATORIA (O FRAZIONARIA)

La quantita’ minima di riserve che le banche devono depositare presso la banca centrale (c.d. riserva obbligatoria) e’ stabilita dalla regolamentazione, sulla base degli obiettivi di “politica monetaria”, che per inciso dovrebbe essere un qualcosa di limitato rispetto alla “politica economica” [0].

Fino al 31 dicembre 2011,  l’aliquota di riserva obbligatoria (o frazionaria) era fissata in ragione del 2% [1]. Cio’ significava che per ogni 100 euro depositati su un conto corrente la banca doveva vincolare 2 euro presso la banca centrale.

IL MOLTIPLICATORE MONETARIO

Sicche’,  depositati 100 euro in moneta c.d. ad alto potenziale (es. contanti) su un conto corrente bancario della zona euro,  data un’aliquota del 2% di riserva obbligatoria (o frazionaria), il moltiplicatore monetario funziona cosi’: ( 100 / 0,02 ) = 5.000 euro di offerta di moneta c.d. bancaria (o scritturale).

Il sistema bancario europeo quindi a fronte di 100 euro depositati su un conto corrente di una qualsiasi banca del sistema puo’ generare fino a 5.000 euro di moneta bancaria (o scritturale), solitamente rappresentata da affidamenti di cassa, che possono essere utilizzati ad esempio da un correntista per l’emissione di assegni da addebitare sul conto corrente, senza avere la provvista, cioe’ andando “in rosso”.

Tanto per fare paragoni, la riserva obbligatoria cinese e’ del 21% [2]. Questo significa che per ogni 100 yuan depositati in contanti su un conto corrente bancario cinese si generano ( 100 / 0,21 ) = 476,19 yuan di moneta bancaria (o scritturale). Negli Stati uniti D’America la riserva obbligatoria e’ tarata sulla base dell’ammontare dei “Net transaction accounts”, che ne sono esenti fino a Usd 11,5 milioni; e’ del 3% da Usd 11,5 a 71 milioni; e’ del 10% oltre Usd 71 milioni [2bis].

Detto in breve quindi,  il moltiplicatore monetario:

– per l’euro e’ pari a ( 5.000 / 100 ) = 50 volte i depositi;

– per lo yuan e’ ( 476,19 / 100 ) = 4,76 volte i depositi.

Negli Stati Uniti D’America, per i conti sotto Usd 11,5 milioni, non esiste praticamente limite al moltiplicatore, per cui in linea teorica Usd 100 depositati in contanti possono divenire qualsiasi cifra in moneta bancaria, senza limiti.

In Italia, la riserva frazionaria raggiunse alla fine degli anni ottanta l’aliquota del 22,5% per poi discendere in vista del processo di unificazione monetaria europea [1]

LA MONETA BANCARIA E GLI INTERESSI

Come detto, 100 euro depositati su un conto corrente bancario della zona euro — grazie al moltiplicatore monetario di (1 / 0,02) = 50 volte — creano 5.000 euro di moneta bancaria (o scritturale). Un esempio di moneta scritturale e’ l’affidamento di cassa, moneta di conto cioe’ che puo’ essere utilizzata per l’emissione di assegni senza avere la provvista.

Su questa moneta bancaria (o scritturale) il sistema bancario applica mediamente un tasso di interesse alle imprese, diciamo dell’ 8%, che genera ricavi per ( 5.000 * 0,08 ) = 400 euro di interessi attivi, a livello di sistema [2ter].

DIMEZZAMENTO DELLA RISERVA OBBLIGATORIA DAL 1.1.2012

Ovviamente il ragionamento puo’ essere fatto anche all’inverso. Dato l’elevato moltiplicatore monetario (50 volte fino al 31 dicembre 2011) si puo’ ben capire quanto puo’ risultare deleterio ritirare i contanti dal conto, e quanto possa risultare pompato e fragile un sistema bancario con basse aliquote di riserva obbligatoria.

La novita’ assoluta e sconcertante consiste nel fatto che, dal 1 gennaio 2012, l’aliquota della riserva obbligatoria e’ stata dimezzata dal 2% al 1%[3], portando il moltiplicatore monetario da ( 1 / 0,02 ) = 50 volte a ( 1 / 0,01 ) = 100 volte. Ai piu’ la notizia, di portata direi storica per il mondo della finanza bancaria, sara’ sicuramente passata inosservata non essendo molti i banchieri in giro per il paese. Le stesse “Statistiche sulla riserva obbligatoria, alla TAVOLA 1.7a – 1.7b,  indicano comunque chiaramente il dimezzamento della “riserva dovuta”[4] dal 1 gennaio 2012.

Ritornando al moltiplicatore monetario, quindi ora ogni 100 euro depositati di “soldi veri” si creano ( 100 / 0,01 ) = 10.000 euro di moneta bancaria, o se preferite, di “prestiti” scritturali.

DOMANDE SENZA RISPOSTA

Forse qualche cittadino, rammentandosi delle operazioni di rifinanziamento a lungo termine fatte dalla BCE alle banche (LTRO) [5] adesso vorra’ chiedere al sig. Draghi, a cosa sono serviti allora i 1.000 miliardi di euro prestati al sistema bancario per tre anni ? Chissa’ se rispondera: “bella domanda”.

Altri, magari imprenditori, vorranto invece chiedere al sig. Visco: “ma se i prestiti alle imprese non sono aumentati, dove e’ andata finire la moneta ad alto potenziale ? Chissa’ se anch’egli rispondera’:  “bella domanda”.

NOTE

0. Richard W Fisher: The limits of the powers of central banks

1.  Il moltiplicatore monetario – Ed. Simone Economia ; cfr. contributo video n.1

2. Reuters Italia, 30-11-2011 – Cina abbassa coefficiente riserva obbligatoria di 50 pb ;

2-bis. La riserva obbligatoria alla FED – Reserve Requirements ;  La riserva obbligatoria – Tabella dei Paesi ;

2-ter. cfr. contributo video n. 2 ;

3. Il Sole 24Ore, 9-12-2011 – Liquidità extra a favore delle banche ;

4. Bankitalia, 9-5-2012 – Bollettino Statistico – Supplemento Moneta e Banche ;

5. Le LTRO – Longer-Term Refinancing Operation della BCE ;

CONTRIBUTI VIDEO

1. Il moltiplicatore monetario

2. Victoria Grant (sottotitoli in italiano) – Public Banking Institute

COM’E’ VARIATA L’OFFERTA DI MONETA BANCARIA IN ITALIA DAL 1.1.2012 ?

Non e’ un calcolo poi cosi’ complicato, come potrebbe sembrare all’apparenza.

DATI

Aliquota di riserva obbligatoria al 31.12.2011: 2% ;
Aliquota di riserva obbligatoria dal 01.01.2012: 1% ;

Depositi bancari al dicembre 2011: € 1.257.748 milioni;
Depositi bancari al marzo 2012: € 1.276.096 milioni;

PIL 2010 dell’Italia (valore assoluto): € 1.221,16 miliardi.

CONTO “DELLA SERVA”

A. OFFERTA DI MONETA BANCARIA al 31/12/2011

[ € 1.257.748 milioni / 0,02 ] = € 62.887,40 MILIARDI DI EURO

ossia [ € 62.887,40 miliardi / € 1.221,16 ] = 51,5 volte il PIL(*) dell’Italia nell’anno 2010

B. OFFERTA DI MONETA BANCARIA al 31/03/2012

[ € 1.276.096 milioni / 0,01 ] = € 127.609,6 MILIARDI DI EURO

ossia [ € 127.609,6 miliardi / € 1.221,16 ] = 104,5 volte il PIL(*) dell’Italia nell’anno 2010

(*) Il PIL e’ la somma dei redditi (lavoro e capitale) dell’economia nazionale in un anno.

EPILOGO
Gli imprenditori ma soprattutto i pensionati italiani, specie quelli che percepiscono piu’ di 999,99 euro di pensione al mese, dovrebbero sapere che meno “soldi veri” (o banconote) ci sono in circolazione e piu’ si alza l’offerta di “moneta bancaria”.

E voi adesso penserete: “ma cosa centra tutto questo con la lotta al riciclaggio ?”

Bhe’, evidentemente NULLA!

CONTRIBUTI VIDEO

– Il moltiplicatore monetario ;

– Victoria Grant (sottotitoli in italiano) – Public banking