FIX-THE-BUG IN CAPM TO AVOID CASTLES IN THE AIR

FIX-THE-BUG IN CAPM TO AVOID CASTLES IN THE AIR

If Capital Asset Pricing Model (CAPM) will allow you to determine the required rate of return for any assets in a dynamic enviroment where the future is uncertain (risky), I am very impressed by the fact that renowned researchers, as Eugene Fama and Kenneth French, criticize CAPM with their Three-Factor Model continuing to admit the definition of a Risk-Free Rate of return (RFR) different from zero.

De facto, Risk-Free Rate of return’s definition is ontologically incorrect. It is a fiction that does not exist in the real world, so it is not credible to build a castle on the ground from a corner stone which does not exist in nature. However, if you have a good imagination, you can use RFR to build a castles in the air. Many people have done in past years, only to wake up recently.

Some right-thinking economists call these castles in the air: “speculative bubbles“, others prone to conspiracy theories, or, who think evil – committing sin but sometimes guessing – call them: “market manipulations“.  John Kenneth Galbrait  did a summa and he called them: “innocent frauds“.  In an attempt to check when the castles begin to fly in the air, somebody invented behavioral finance to undertand when lies become too-big-to-believe.

Errare umanum est, perseverare autem diabolicum. Please, go back to Martin de Azpilcueta, and his concept about time-value-of-money, to start debugging process involving definition of risk-free rate of return. On main street, please remember also to enrich Dr. Navarrus’ concept with the money functions conferred by Knut Wicksell.(DA/AD)

While you’re there to think how to deal the question, to make a more realistic pricing model, do not forget to fix-the-bug of another convention, in mathematical finance, which raises the interest rate as an independent variable by capital,  because in the real world – that place you know where life is a game with the only rule is that it is not a game –  the interest rate is a variable that depends on capital!

(c)2012 by Massimo Bugelli, CA

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CAMORRISTI E BRIGANTI

I CAMORRISTI

Gli uomini energici si riunivano in bande e opprimevano i deboli: tale e’ l’origine della Camorra. Oggi e’ conosciuta questa frammassoneria plebea, che ramificavasi in tutta la provincia, e che il potere, impotente a sopprimerla, si studio’ sempre di non averla troppo nemica. Tutti coloro che osavano maneggiare un pugnale, erano fieri di appartenervi; subivano due gradi di iniziamento, e poi finivano per esservi arruolati. Aveano capi nei dodici quartieri di Napoli, in tutte le citta’ del regno, in tutti i battaglioni dell’esercito: regnavano ovunque il popolo era riunito, prelevavano una imposta sul denaro che davate al conduttore della vostra carrozza; sopravegliavano ai mercati, e si attribuivano una parte della vendita; vigilavano ai giuochi delle carte fra i popolani, e dal vincitore riceveano un tributo: dominavano perfino nelle prigioni, e la polizia non vi si opponeva: e occorrendo li chiamava in suo aiuto, affinche’ scuoprissero e arrestassero in nome del re gli uomini piu’ pericolosi. Non e’ molto tempo che essi seppero prendere un assassino, di cui eransi perse le tracce; io stesso lo vidi passar per la via coperto di sangue, trascinato alla prigione dai suoi complici!

Talvolta il governo arrestava i camorristi e li inviava in galera. Ma anche da codesto luogo spaventavano gli uomini onesti, gli uomini che vivevano in piena liberta’. Dal fondo di un carcere, con le mani e coi piedi avvinti in catene, ricevevano la visita dei piu’ paurosi , i quali si recavano umilmente e regolarmente a pagare loro il tributo mensile.

Questa societa’ avea luoghi dove riunivasi, una cassa comune, un forte arganamento, leggi inflessibili. I capi si attribuivano spaventevoli diritti sopra gli affiliati: se ad essi veniva imposto un assassinio, erano costretti ad obbedire, sotto pena di morte. Il pugnale colpiva ogni infrazione, troncava ogni disputa. Ogni camorrista ne recava seco due: uno per se’, l’altro per voi se resistevate ai suoi ordini; era un duello terribile; egli colpiva nella cassa, ossia nel cuore.

I VERI BRIGANTI

Di fronte a tali costumi il brigantaggio non puo’ recare sorpresa. In queste contrade vi furono sempre  briganti. Aprite le istorie, e ne troverete sotto tutti i regni, sotto tutte le dinastie, dai Saraceni e dai Normanni fino ai giorni nostri; le strade fra Roma e Napoli non furono mai abbastanza sicure. Immaginate dunque cosa dovesse essere la parte interna e meno frequentata di queste provincie: era un ricettacolo di assassini. In talune di esse non fu mai prudente viaggiare anche in uniforme. Paolo Luigi Courrier ha scritto in proposito alcune lettere che sono ormai notissine.

Tutto favoriva il brigantaggio: e la stessa configurazione del paese, coperto di montagne, e le idee del governo, che di quelle montagne non davasi cura, ne’ vi apriva gallerie, ne’ vi tagliava strade: vi hanno distretti intieri per i quali non e’ ancora passata una carrozza: vi hanno sentieri, che i muli non si arrischiano a percorrere; aggiungasi a questo il sistema di agricoltura della Puglia, la vita nomade de’ pastori che passano le estate sui monti, e vivono in quelle cime senza famiglia, in mezzo al loro gregge, in un isolamento selvaggio. I viandanti sprovvisti di ogni difesa, a torto si avventuravano in que’ deserti.

Coloro che erano costretti a percorrerli, si facevano scortare da’ briganti. Nell’anno precedente, prima della rivoluzione, un viaggiatore volle salire il Matese: prese una guida e si affido’ pienamente in lui. Fece una ascensione penosa in mezzo ad un paese magnifico: a due terzi del cammino, trovo un lago in fondo ad una valle selvaggia: trovo’ arbusti di abeti che cuoprivano gli scogli; dalla cima della montagna, da un lato e dall’altro si godeva la vista de’ due mari. Il viaggiatore e la guida erano soli in mezzo a quella natura cosi’ bizzarra e tale da ispirare inquitudine. Si imbatterono in una croce. –Ve la posi io stesso, disse la guida. –E perche’? –E’ un voto che avete fatto! –Con quale scopo? –Per una disgrazia avvenutami. –E quale? –Ho ucciso un uomo. –Tu? –Si’, o signore, la’. –E mostro’ la croce. Sopra diversi punti della montagna ne avea poste altre ventinove.

Tutti i tribunali dell’Europa insieme riuniti non basterebbero a giudicare i delitti ignorati, commessi su quelle alture. Il governo li lascia impuniti; il che permette ai piu’ audaci di riunirsi in piccole bande, le quali prendevano dimora in qualche folta foresta, e tentavano poi delle spedizioni. Rileggete Gil-Blas, cambiate i nomi de’ paesi, e voi avrete il racconto di queste avventure. I viaggiatori erano sempre piu’ esposti a’ pericoli, ma anche i proprietarii di terre vicine a questi luoghi male avventurati non dormivano tranquilli i loro sonni. Se i contadini loro non vigilavano attentamente in armi, correvano il rischio una bella notte di essere presi e condotti nelle montagne. Allora si imponeva ad essi un riscatto. Il prigioniero scriveva alla famiglia, e i briganti stessi portavano la lettera. La famiglia pagava.

I RISCATTI

Questi fatti avvenivano ogni giorno. Non e’ corso molto tempo che in una provincia fu rapito un uomo; i parenti di lui erano a Napoli: riceverono dai rapitori un messaggio: chiedevano un migliaio di ducati: i parenti ne offrirono la terza parte. Il messaggere torno’ con un orecchio del prigioniero e colla minaccia di tagliar l’altro, se fosse stata necessaria una terza intimazione. Questa storia fu pubblicata dai giornali coi nomi delle persone e dei luoghi. I parenti pagarono tutto; oggi sono nella piu’ squallida miseria.

Simili avventure sarebbero impossibili in qualunque altro paese; qui la paura le incoraggisce. Non si osa denunziare gli emissari; si fa loro buon viso, si stringe ad essi la mano. Basta un uomo per gettare in costernazione una intiera popolazione. Io stesso ne fui testimone con i miei occhi. Era un operaio che aveva ucciso il suo principale; passeggiava tranquillamente a fronte alta nel villaggio. Il sindaco non ebbe il coraggio di farlo arrestare.

Si’; il governo tremava dinnanzi a questa gente Erasi istituita una guardia urbana per proteggere le campagne, ma que’ villici armati spesso erano d’accordo co’ briganti. Quando le bande erano troppo numerose e minacciavano di prendere una bandiera, il governo si risolveva a combatterle. Allora cominciavano le guerre sulle montagne che si combattono tuttora, le imprese contro un nemico che scappava sempre di mano, che si ricoverava nei boschi quando era cercato nei monti, che si nascondeva nelle macchie, dormiva fra i campi di grano, nemico invisibile, imprendibile, che fuggiva sempre piu’ lungi e piu’ alto, fino a che il re, per una trista necessita’, prometteva un’amnistia a quelli che si sarebbero resi. E il re stavolta manteneva la promessa.[1]

FERDINANDO II E TALARICO

Lo stesso Ferdinando II un giorno dove’ trattare con Giosafat Talarico, che lo cimentava e lo batteva da lungo tempo nel fondo della Sila in Calabria. È una foresta che è stata sempre ricovero de’ briganti. Si convenne che Talarico e i suoi avrebbero non solo la vita salva, ma la libertà, e meglio ancora, una pensione dal re: solamente sarebbero stati confinati nella isola più bella e più ricca; in Ischia. Vi sono ancora, e riscuotono la loro pensione.

Tale fu il vero brigandaggio ne’ tempi ordinarii; ne’ ha cessato mai di esistere. Negli ultimi giorni del regno di Ferdinando II erasi organizzato alle frontiere un servizio regolare per il trasporto di cavalli rubati, di tappa in tappa fino agli Stati Romani, dove gli animali erano venduti. Un Borbonico, oggi celebre, aveva parte in questa impresa: non era però Chiavone.

In tempi di crisi politiche il brigandaggio aumentava a dismisura, accogliendo la feccia delle popolazioni, delle prigioni dischiuse, i vagabondi e i malfattori in gran quantità. E si vide quasi sempre il partito vinto servirsi di questi banditi a difesa della propria causa.

NOTE

1. Non sempre pero’. “I Borboni restaurati presero un altro espediente per distruggere il brigantaggio di cui si erano serviti e che allora si riconobbero impotenti a reprimere. Il generale Amato scese a patteggiare con la banda di Vandarelli  che infestava la Puglia, e le accordo’ non solo il perdono e l’oblio, ma fu stipulato che essa sarebbe trasformata con un ricco soldo in una legione armata al servizio del re, al quale presterebbe giuramento. Stipulate queste convenzioni, la banda venne a Foggia per rendersi, e quivi disarmata per ordine del generale in capo, fu distrutta a colpi di fucile.” – Circolare del barone Ricasoli.

BIBLIOGRAFIA

Tratto da Marco Monnier – Notizie storiche documentate sul brigantaggio nelle provincie napoletane –  G. Barbera Editore, II edizione, Firenze, 1862. 

BASILEA 3, CICLO ECONOMICO E SACRA BIBBIA

BASILEA 3, CICLO ECONOMICO E SACRA BIBBIA

Una prima rudimentale esposizione di ciclo economico [1] di 7 anni, la si trova nella Sacra Bibbia, Vecchio Testamento, Genesi 41, 2-7 [2].

E’ interessante notare come l’aggiornatissima regolamentazione di Basilea 3, sui requisiti di capitale delle banche, preveda solo ora regole anti-cicliche, quelle dei cuscinetti di capitale (capital buffer) [3], dalla funzione del tutto simile alle regole anti-cicliche che Giuseppe suggeri’ al faraone migliaia di anni or sono, nella Genesi 41, 34-36 [4] per ridurre la pro-ciclicita’ nei cicli economici.[5]

NOTE

1. Cfr. definizione di ciclo economico

2. Cfr. Sacra Bibbia, Ed. CEI, Genesi 41, 2-7 – “Ed ecco salirono dal Nilo sette vacche, belle di aspetto e grasse e si misero a pascolare tra i giunchi. Ed ecco, dopo quelle, sette altre vacche salirono dal Nilo, brutte di aspetto e magre, e si fermarono accanto alle prime vacche sulla riva del Nilo. Ma le vacche brutte di aspetto e magre divorarono le sette vacche belle di aspetto e grasse. E il faraone si svegliò. Poi si addormentò e sognò una seconda volta: ecco sette spighe spuntavano da un unico stelo, grosse e belle. Ma ecco sette spighe vuote e arse dal vento d’oriente spuntavano dopo quelle. Le spighe vuote inghiottirono le sette spighe grosse e piene.

3. Accordo di Basilea III, sui nuovi requisiti di capitale delle banche, cfr. Il Sole 24Ore, 12.9.2010

4. Cfr. Sacra Bibbia, Ed. CEI, Genesi 41, 34-36 – Il faraone inoltre proceda ad istituire funzionari sul paese, per prelevare un quinto sui prodotti del paese d’Egitto durante i sette anni di abbondanza. Essi raccoglieranno tutti i viveri di queste annate buone che stanno per venire, ammasseranno il grano sotto l’autorità del faraone e lo terranno in deposito nelle città. Questi viveri serviranno al paese di riserva per i sette anni di carestia che verranno nel paese d’Egitto; così il paese non sarà distrutto dalla carestia”.

5. Cfr. definizione di prociclicita’

MERCATI E STRUMENTI FINANZIARI

1. ORIGINI STORICHE DELLA BORSA

Secondo alcuni la denominazione di “Borsa” – e la prima embrionale attivita’ di questi pubblici mercati – deriva dal nome di un’antica famiglia di banchieri fiamminghi, precisamente la famiglia di Bruges: Van der Borse, o der Burse, che aveva un palazzo, oggi ancora esistente, con tre borse scolpite sul frontale del suo portone, di fronte al quale si radunavano nel XVI sec. gli attori del mercato: mercanti, mediatori, banchieri ed orafi per condurre i loro affari.

Altri sostengono che lo stabile dei Van der Borse fosse in piu’ lontana origine un albergo, che alloggiasse mercanti e produttori stranieri di passaggio per intrecciare rapporti e relazioni commerciali.

Altri ancora fanno risalire l’origine delle Borse fino al “Collegio Mercatorum” del V sec. a.c. in relazione ad alcuni banchi di cambisti situati al lato nord del Foro romano o a frequestatissime riunioni mercantili nel Tempio di Delfo.

E’ un fatto innegabile che oggi piu’ un paese e’ prospero, civile e progredito, e piu’ le sue Borse Valori sono grandi, attive, movimentate e frequentate da un vasto pubblico: piu’ un paese e’ povero ed arretrato e piu’ le sue Borse sono misere, trascurate, o non esistono nemmeno.[1]

2. I TITOLI AZIONARI

Particelle portatrici di un effettivo diritto di proprieta’ sui beni, le azioni rappresentano – proporzionalmente e giuridicamente – il valore concreto ed omogeneo di aree e fabbricati civili, industriali e commerciali, di macchinari e robot, di pozzi minerari e dighe, di cavi e rotaie, di soleggiate zolle di bonifica.

Estesissimi e complessi beni di per se immobili ed indivisibili – con lo scambio delle azioni – acquistano la piu’ duttile ed efficace possibilita’ di movimento e trasferimento, di suddivisione e di propagazione.

3. I TITOLI OBBLIGAZIONARI

A differenza delle azioni, le obbligazioni non costituiscono titoli di comproprieta’ ma di credito. L’azionista e’ un socio, l’obbligazionista e’ un creditore.

Le obbligazioni non sono la rappresentazione frazionata di un patrimonio, ma di un debito contratto degli enti emittenti a scadenza piu’ o meno lunga. Danno diritto alla remunerazione del capitale prestato – espressa da un tasso di interesse – ed al suo rimborso alla scadenza.

4. I TITOLI DERIVATI

In finanza, un derivato e’ uno strumento finanziario o titolo la cui remunerazione dipende da un bene primario o fondamentale sottostante. Ad esempio, un contratto future sull’oro e’ uno strumento finanziario derivato perche’ il valore del contratto futures dipende dal valore del bene primario, in questo caso dal valore dell’oro che sottosta’ al contratto futures.

Un derivato finanziario dipende da un altro strumento finanziario o titolo sottostante. Cosi’ ad esempio il contratto futures sui Titoli di Stato e’ uno strumento finanziario derivato perche’ il suo valore dipende dal valore di un’altro strumento finanziario sottostante quali i Titoli di Stato. I derivati finanziari sono diventati di grande polarita’ ed hanno avuto una grande crescita’ per una varieta’ di ragioni: la complessita’ dei mercati, la speculazione, la gestione del rischio e l’efficienza degli scambi.

4.1 IL FORWARD (O CONTRATTO A TERMINE)

E’ un contratto a termine, cioe’ un contratto stipulato in un certo momento la cui esecuzione, secondo i termini dell’accordo, avviene solo in un momento successivo.

I contratti forwards stipulati in borsa hanno sempre ad oggetto lo scambio di un bene con un altro. Il prezzo e’ fissato all’inizio del contratto. Il pagamento e la consegna del bene avviene obbligatoriamente in un secondo momento. Ad esempio, i contratti forwards per l’acquisto di una certa quantita’ di valuta estera nel mercato dei cambi prevedono che al momento della stipula venga fissato il prezzo che dovra’ essere pagato al momento della consegna della valuta estera.

Mentre alcuni mercati a termine sono molto sviluppati ed hanno mercati futures altamente standardizzati, un contratto forwards puo’ essere unico, come nell’accordo tra due individui di consegnare un certo bene ad una certa data futura in cambio del pagamento di un prezzo che viene gia’ stabilito alla data della stipula del contratto.

Le origini dei contratti forwards non sono chiare, qualche autore ne’ ritrova tracce nell’Impero Romano ed anche nella Grecia classica. Forti evidenze suggeriscono che gli imperatori Romani abbiano introdotto i contratti a termine per fornire le popolazioni del loro grano Egiziano. Altri trovano le origine dei contratti a termine in India.

4.2 LE OPZIONI

L’opzione e’ una scelta. Nei mercati finanziari le opzioni sono un genere di contratto finanziario di tipo molto specifico. Ogni opzione puo’ essere un’opzione di acquisto (call option) o un’opzione di vendita (put option).

  • Il possessore di un’opzione di acquisto (call) ha il diritto (facolta’) di acquistare un determinato bene (sottostante) ad un prezzo specificato, e questo diritto termina ad una certa data.
  • Il possessore di un’opzione di vendita (put) ha il diritto di vendere il bene sottostante ad uno specifico prezzo, e questo diritto termina ad una certa data.

Per acquistare questi diritti, i possessori delle opzioni li comprano da intermediari pagando il prezzo, o premio, al venditore. Le opzioni sono emesse solo per comprare o vendere un bene sottostante, quindi per ogni possessore di un’opzione, c’e’ un venditore. Il venditore di un’opzione e’ anche definito sottoscrittore dell’opzione (option writer). Il venditore di un’opzione riceve dall’acquirente dell’opzione un pagamento. In cambio del pagamento ricevuto, il venditore dell’opzione conferisce all’acquirente dei diritti da esercitare entro una certa data. Con le opzioni call e put e con compratori e venditori sono possibili quattro posizioni di base.

Da notare che al possessore di un’opzione competono tutti i diritti (facolta’), mentre al venditore dell’opzione competono solo obbligazioni, in quanto assunte in cambio del pagamento di un premio.

Le opzioni possono avere come sottostante un bene fisico, ad esempio l’oro (option on a physical), oppure un contratto futures dell’oro (futures option). Analogamente nel mercato azionario le opzioni possono avere come sottostante l’indice azionario (option on a physical) oppure un contratto futures sull’indice azionario (future option).

4.3 IL FUTURE (O CONTRATTO A TERMINE STANDARDIZZATO)

Il contratto future e’ un tipo di contratto a termine con clausole altamente standardizzate e definite con grande attenzione. Come nei contratti forwards, un contratto future obbliga allo scambio di un determinato bene contro denaro ad una certa data futura, con il pagamento del bene che avviene ad una certa data futura.

  • L’ acquirente di un contratto future si obbliga a ricevere la consegna del bene ed a pagare per esso, mentre
  • il venditore di un contratto future promette di consegnare il bene ed accettare il pagamento.

Il prezzo del bene e’ determinato al momento della stipula del contratto.

E’ importante capire come i contratti futures differiscono dai contratti forwards:

  • i futures sono sempre trattati in mercati organizzati;
  • i futures sono altamente standardizzati, con la previsione della specifica quantita’ di un bene, della data di consegna ed di un predeterminato meccanismo di consegna;
  • l’esecuzione del contratto futures e’ sempre garantita da un organismo di compensazione (clearinghouse);
  • agli operatori in futures e’ sempre richiesta la costituzione di un margine (deposito in buona fede) per operare;
  • i mercati dei futures sono regolati da enti governativi, mentre i mercati dei contratti forwards in genere non hanno regolamentazione.

I mercati organizzati dei futures hanno avuto inizio a Chicago con l’apertura del “Chicago Board of Trade” nel 1848. Sino dal 1860, la struttura base dei contratti futures fu adottata da numerose altre borse negli Stati Uniti ed altrove.

4.4 LO SWAP

Lo swap e’ un contratto stipulato tra due o piu’ parti con lo scopo di scambiarsi una serie di flussi di cassa nell’arco di un dato periodo di tempo futuro.

Ad esempio, la parte A potrebbe accettare di pagare un tasso di interesse fisso su € 1 mln. ogni anno per cinque anni. In contropartita la parte B potrebbe accordarsi per pagare un interesse variabile su € 1 mln. ogni anno per cinque anni. Le parti che concordano uno swap sono dette “controparti“. I flussi di cassa che le controparti solitamente si scambiano attengono o al valore di strumenti di debito o al valore di valute estere. Il valore degli strumenti di debito o delle valute estere a cui attengono i flussi di cassa e’ detto “valore nozionale”.

Pertanto principalmente esistono due generi di contratti swaps:

  • Interest Rate Swaps (IRS), e
  • Currency Swaps.

Mentre i mercati dei futures e delle opzioni sono regolamentati e dominati da scambi gestiti da intemediari, ed i contratti restano altamente standardizzati e sono limitati a relativamente pochi beni, in larga parte gli swaps sfuggono a queste limitazioni e vengono scambiati in mercati non regolamentati (OTC  Over-The-Counter)

Gli swaps sono confezionati su misura secondo le esigenze delle controparti e sono piu’ adatti per soddisfare le loro specifiche esigenze, specialmente in un orizzonte temporale lungo, piuttosto che gli strumenti finanziari quotati che per loro natura hanno un orizzonte temporale breve. C’e’ inoltre da non sottovalutare che siccome questi contratti non sono scambiati su mercati regolamentati, i partecipanti possono godere di un’ampia riservatezza.

Le origini degli swaps risalgono alla fine degli anni ’70, quando gli intermediari in valute svilupparono i currency swaps come tecnica per eludere i controlli della Gran Bretagna sui movimenti di valuta estera. Il primo contratto di interest rate swap (IRS) risale al 1981 in un accordo tra la IBM e la Banca Mondiale (World Bank). [2]

NOTE

1. Egisto Ginella, Trattato di Borsa, X edizione 1985, Ed. Il Sole 24Ore

2. Robert W.Kolb – Futures, Options, & Swaps – Blackwell Business, 2000

MANTENERE PRIVILEGI GRATUITI ALLE BANCHE E’ ANCORA POLITICAMENTE DESIDERABILE ?

ROMPERE IL MONOPOLIO DELLA FIDUCIA PER SCIOGLIERE LE BRIGLIA ALLO SVILUPPO DEL PAESE

E’ ancora politicamente desiderabile che lo stato supporti i profitti ed il valore cartolare (rectius: quotazione di borsa) delle banche, accordando loro privilegi gratuiti per il predominio nel mercato del credito e della raccolta del risparmio presso il pubblico? [0]

A questa domanda due studiosi dell’ Universita’ “Ca’ Foscari” di Venezia rispondono negativamente. [1]

Nelle conclusioni del loro studio dal titolo “Competizione bancaria e stabilita’ finanziaria: un’esposizione di equilibrio generale“, pongono in evidenza che i risultati teorici a cui sono pervenuti sono empiricamente rilevanti, confermando la correlazione positiva tra competizione bancaria e stabilita’ finanziaria che gia’ era emersa da numerosi studi.[2] [3] [4] [5]

Per la politica economica e finanziaria, i risultati dello studio offrono un’importante punto di vista riguardo alla questione se supportare i profitti delle banche con delle rendite (extra-profitti) – o, in un contesto dinamico, supportare il valore cartolare (quotazioni azionarie) delle banche – sia ancora un’opzione politicamente desiderabile.

Questo perche’ ancora oggi, una parte consistente della letteratura ed il dibattito politico, di fatto sostengono che la preservazione della profittabilita’ della banca, attraverso rendite (extra-profitti) che aumentino tale profittabilita’ – od il loro valore cartolare –  e’ desiderabile, per quanto cio’ possa indurre la banca ad assumere meno rischi.

Questo argomento a favore del sostegno della profittabilita’ della banca tuttavia ignora come queste rendite (extra-profitti) sono generate, o come sono utilizzate una volta che sono state garantite.

I risultati ottenuti dagli studiosi suggeriscono che il supporto alla profittabilita’ della banca (od al suo valore cartolare) con rendite (extra-profitti), che non dipendono da azioni della banca volte al miglioramento dell’efficienza, potrebbero essere ingiustificate. In particolare gli studiosi arguiscono che se le rendite (extra-profitti) maturano indipendentemente dall’impegno delle banche ad adottare “tecnologie” di intermediazione piu’ efficienti, ed in generale, ad offrire migliori servizi di intermediazione, allora le rendite (extra-profitti) sono sotto-ottimali e non garantiscono la stabilita’ del sistema bancario.

Alla luce di queste considerazioni, le pressioni competitive possono rappresentare un effettivo incentivo per le banche ad adottare “tecnologie” di intermediazione piu’ efficienti.

In un ambiente competitivo, le rendite per essere conseguite dovrebbero necessitare di investimenti in “tecnlogie” che forniscono alle banche un vantaggio competitivo nell’offrire i servizi di intermediazione, piuttosto che derivare da predominio di mercato goduto “gratuitamente”.

NOTE

0. Cfr. la norma di cui all’ art. 11, comma 2, D.Lgs. 385/1993 – Testo Unico Bancario T.U.B., per l’anacronostico privilegio di mercato che vieta, ai soggetti diversi dalle banche, la raccolta del risparmio tra il pubblico.

Cfr. anche la norma di cui all’ art. 2483, comma 2, Codice Civile che blocca di fatto l’unica fonte diretta di finanziamento degli investimenti, da parte delle famiglie, alle piccole e medie imprese (PMI). In particolare, i titoli di debito delle piccole e medie imprese “possono essere sottoscritti soltanto da investitori professionali soggetti a vigilanza prudenziale“. Tale norma crea di fatto un monopolio della fiducia a vantaggio del sistema bancario impedendo la dis-intermediazione del credito, quindi la nascita di mercati primari e secondari per tali titoli, ed in ultima analisi impedisce lo sviluppo del paese. Cosi’ l’ingannevole relazione al decreto legislativo di riforma al diritto societario: ” Importante è infine la disciplina, dettata in attuazione della lettera g), secondo comma, art. 3 della legge di delega (disciplinare condizioni e limiti per l’emissione e il collocamento di titoli di debito presso operatori qualificati, prevedendo il divieto di appello diretto al pubblico risparmio, restando esclusa in ogni caso la sollecitazione all’investimento in quote di capitale), in merito alla emissione di titoli di debito da parte di società a responsabilità limitata. In proposito si è ricercato un equilibrio (evidentemente senza trovarlo) tra l’esigenza di rendere praticabile ed utile per le società a responsabilità limitata l’accesso a queste forme di finanziamento e quella di assicurare la necessaria salvaguardia degli interessi dei risparmiatori. La soluzione elaborata al riguardo dall’art. 2483, sulla base delle indicazioni della legge di delega, è stata quella di consentire la sottoscrizione di tali titoli di debito esclusivamente ad investitori particolarmente qualificati ed in grado quindi di valutare effettivamente il merito del rischio; e di imporre, nel caso in cui i titoli vengono successivamente trasferiti, come può risultare economicamente necessario al fine di procacciarsi la provvista, a carico dei sottoscrittori stessi una garanzia ex lege per la solvenza della società sostanzialmente coincidente con quella prevista in materia di cessione del credito.”

Cfr. anche le operazioni della Bce denominate L.T.R.O. – Longer-Term Refinancing Operation con cui la banca centrale europea ha elargito alle banche circa 1 miliardi di euro, per tre anni, al tasso dell’1%. E’ noto che le banche con queste risorse monetarie hanno acquistato titoli di stato, a tassi ben superiori all’1%. Esse, grazie al loro status corporativo capitanato dalla banca centrale, hanno adottato rudimentali “tecnologie” di intermediazione garantendosi cosi’ gli extra-profitti a spese delle comunita’ dei lavoratori, che sono chiamate a pagare gli interessi sul debito pubblico con la fiscalita’ generale.

Per maggiori dettagli cfr. anche il video di Victoria Grant, sulla frode del sistema bancario.

1. Bank Competition and Financial Stability: A General Equilibrium Exposition, Gianni De Nicolò e Marcella Lucchetta, IMF Working Paper WP/11/295

2. Jayaratne and Strahan (1998) hanno trovato che alla deregolamentazione delle filiali corrisponde un deciso decremento delle perdite sui mutui.

3. Barth, Caprio and Levine (2004), Beck (2006a and 2006b), and Schaeck et al. (2009). Le barriere all’entrata nel mercato bancario ed all’attivita’ bancaria sono associate negativamente a certe misure di stabilita’ della banca.

4. Cetorelli and Gambera (2001) and Cetorelli and Strahan (2006). Le banche che dominano il mercato erigono importanti barriere finanziarie all’entrata per scoraggiare l’imprenditorialita’ nel settore del credito, conducendo al declino, nel lungo termine, le prospettive di crescita di un paese.

5. Lastly, Corbae and D’Erasmo (2011) hanno presentato uno studio quantitativo dettagliato dell’industria bancaria statunitense basato su una versione dinamica calibrata del modello di Boyd e De Nicolo’ (2005), riscontrando l’evidenza di un’associazione positiva tra competizione e stabilita’ finanziaria.

LA CORRELAZIONE TEMPORALE

E’ accaduto più volte che il pubblico sia stato sorpreso dal crollo clamoroso di grandi banche o dall’improvviso rovescio di fortuna di piccole banche locali. Questi avvenimenti provocano lunghe crisi del credito, che si ripercuotono sulla economia di tutto un paese e suscitano disagio in ogni categoria sociale.

In Italia sono rimaste memorabili le crisi bancarie del 1893, del 1921, del 1933 con la culminazione della creazione dell’IRI che disincagliò le banche mediante il soccorso straordinario dell’istituto di emissione (ndr. banca centrale).

L’analisi storica dei fatti ha documentato che siffatte crisi traggono origine da un errore di condotta in cui le banche incorrono con facilità quando sono lasciate libere di agire esclusivamente secondo il proprio discernimento. L’errore consiste nella illusione di potersi sottrarre alla rigorosa osservanza della correlazione temporale fra le operazioni di impiego e quelle di provvista. Le crisi sopraggiungono quando questa elementare norma di prudenza viene sistematicamente violata.

La storia dei crolli bancari è contrassegnata dall’errore ricorrente di investire i depositi a breve scadenza in operazioni di lunga scadenza.

Una lunga esperienza ha provato che le banche di deposito facilmente soggiaciono alla tentazione di trasformarsi in “banche d’affari”, che assumono con i propri clienti rischi incompatibili con la sicurezza a cui aspira chi deposita denaro in banca.

Giuseppe Di Nardi, 1957 )

LA BANCA DELLE BANCHE

Finché il credito bancario si limita a facilitare la redistribuzione del potere di acquisto da coloro che hanno risparmiato ed hanno accumulato moneta a coloro che, per una qualsiasi ragione hanno bisogno di acquistare in misura maggiore di quanto non consenta la quantità di moneta di cui dispongono in proprio, l’azione delle banche non intacca il valore o potere di acquisto della moneta.

Se però le banche si trovano nella necessità di ricorrere all’istituto di emissione (banca centrale, n.d.r.), perchè hanno bisogno di biglietti (banconote, n.d.r.) con i quali far fronte alle domande di rimborso dei depositi, vuol dire che esse restituiscono con quei biglietti somme di denaro che avrebbero già dovuto incassare da coloro ai quali hanno fatto prestiti.

Questo indizio rivela la mancata corrispondenza nel tempo fra la giacenza dei depositi e la durata delle operazioni di prestito delle banche. Se l’istituto di emissione aiuta le banche e concede ad esse nuovi prestiti di biglietti, esso determina una creazione di nuova moneta senza che vi sia stata una preventiva maggiore produzione di beni. In questo caso il credito bancario ha funzionato come stimolo all’aumento della emissione di moneta e allo svilimento del suo potere di acquisto.

E’ necessario dunque che il credito bancario sia limitato, per impedire che si svilisca il potere di acquisto della moneta, la cui stabilità è garanzia di giustizia distributiva non solo per chi risparmia, ma per la collettività tutta intera che esercita la sua attività economica nel tempo.

( Giuseppe Di Nardi, 1957 )